Come è noto i mercati, quelli con i banchetti per la vendita al pubblico per intenderci, nascono molto tempo fa (circa 5.000 anni) come prima forma di vendita al dettaglio, per le seguenti ragioni (cito Chat GPT):
- Non richiedevano edifici permanenti;
- Permettevano l’incontro diretto tra produttore e compratore;
- Si adattavano facilmente a società agricole e artigianali;
- Favorivano lo scambio locale e regionale.
Solo tremila anni dopo, circa, sorgono le prime botteghe con sede fissa.
Se riflettiamo sulle ragioni che hanno favorito lo sviluppo dei mercati ambulanti capiamo anche perché, incredibilmente, essi sopravvivano a migliaia di anni di cambiamenti dei modi di vivere dell’essere umano e delle sue abitudini; alla sofisticazione dei consumi e all’evoluzione dei costumi.
Non è così scontato. Immaginiamo il rapporto tra il significato pratico e quello simbolico di un acquisto fatto 5.000 anni fa rispetto ad oggi: i pesi sono ribaltati.
Eppure quel Mercato Ambulante ha saputo, nei secoli, nei millenni, reinterpretarsi e offrire una varietà di valori che, a un’analisi superficiale, sfuggono.
La scelta di prodotti “basic” a basso prezzo soddisfa una necessità concreta di beni che rispondano ad esigenze di spesa limitate.
L’esposizione di merce sui banchetti, quasi sempre all’aperto, porta con se il fascino di un contatto più diretto e genuino, la trattativa commerciale è chiara, aperta, finalizzata alla vendita; per questo la contrattazione fa parte della dinamica d’acquisto.
Il creare un alone di genuinità legato alla semplicità, alla tradizione, al saper fare artigianale, alla ricetta della nonna e al patrimonio culturale dei territori, trova nel Mercato Ambulante la sua massima espressione, senza diventare elitaria e forma di distinzione sociale come nel negozio di gastronomia, dove l’acquisto diventa componente di affermazione sociale.
Nel titolo li abbiamo citati con la “M” e la “A” maiuscola, volutamente, perché pur restando, come detto, uno strumento sociale oltre che commerciale di risposta ad una richiesta, offrono l’opportunità di trasmettere, con una scelta mirata e ricca di valori, attraverso ad esempio il settore della cucina italiana, saperi e cultura; gusto e genuinità; tradizione e valori: meritano dunque dignità e rispetto.
I cugini d’oltralpe, molto più bravi di noi a vendere i loro vini ma non certo a produrli, lo sanno molto bene e, a fianco di alloggi e yacht da milioni di euro ormeggiati nel porto, mostrano con orgoglio quella chicca che è il “Marché Forville”, nel cuore di Cannes, dove cittadini qualsiasi, turisti, ma anche ricchi borghesi che quegli alloggi abitano, acquistano volentieri; come parte di un rito rassicurante, orgogliosi di riconoscersi nella tradizione di quel luogo.
Paolo Mander – Owner Atlantide